A R C I C O N F R A T E R N I T A
S. ROCCO di VERNAZZA
M o r t e e O r a z i o n e
V i a V i g o N.°6 *16132 G E N O V A

Nel 1467 una tremenda epidemia di peste, proveniente dalla Francia dalla zona di
Nizza, colpisce dapprima il ponente ligure, in seguito anche il levante, nei pressi
di Chiavari è contaminato dal letale morbo portato da una nave romana.
Tutte le vie di accesso a Genova si chiudono per tutti i provenienti dalle zone infette
e da quelle limitrofe e si istituiscono controlli a tutte le porte della città.
Queste misure sono però alcune volte disattese da coloro che devono effettuare i
controlli, perché si assentano dalle porte o lasciano passare senza troppi
accertamenti: così purtroppo il provvedimento non salvaguarda a lungo la città che
ben presto è invasa dall' epidemia portatrice di sterminio.
E proprio in questo periodo di fine Medioevo ha inizio la storia della Confraternita
di San Rocco di Vernazza.
La Confraternita di San Rocco di Vernazza dalla sua nascita ad oggi
ed alcuni riferimenti storici delle Confraternite liguri.
Gli abitanti della località Vigo, in quel di Albaro, zona di lussureggianti vigneti in
seguito chiamata Vernazza, vedono avvicinarsi alle loro case il tremendo morbo
e riuniti in preghiera fanno un voto a San Rocco affinché li salvi dalla dilagante
epidemia di peste.
La loro preghiera è ascoltata: nella zona di Vigo tutti i suoi abitanti sono
risparmiati dalla grande pestilenza, questi con un atto di amore e riconoscenza
pongono presto la prima pietra di un pilone votivo a Lui consacrato.
Il pilone votivo viene posto sulla strada che da S. Martino d'Albaro porta a Vigo, nel
punto in cui si biforca, dando origine ad un crocevia direzione per Bavari o Sturla;
sempre alcuni fiori adornano il pilone e soprattutto nei mesi primaverili ed estivi
per gli abitanti della zona non mancano frequenti visite con il mazzolino di
profumate viole o altri coloratissimi fiori di campo.
Il 29 Giugno 1468, come si può leggere su di un atto del notaio Andrea de Cairo,
un benestante abitante della zona di Albaro di nome Agostino Salvago concede
una sua casa diroccata ed il terreno adiacente nelle immediate vicinanze del pilone
votivo, affinché si edifichi al più presto un Oratorio in onore di San Rocco.
Le famiglie abitanti di Vigo, ( Brugea, Erigono, Valesina, Donzello, Bono )
insieme all'Arciprete Pellegro de Serreto di San Martino d'Albaro, Parroco di questa
Chiesa dal 1454 al 1489 con pertinenza nell'area della casa diroccata sollecitano più
volte l'Arcivescovo di Genova Paolo Campofregoso per ottenere speciali indulgenze
per chi avesse dato aiuto alla realizzazione dell’Oratorio votivo.
Le indulgenze vengono concesse e l'Oratorio in due anni è costruito e diviene sede
di una Confraternita dedicata a San Rocco e San Sebastiano.
Gli emolumenti dell' Oratorio spettano all' Arciprete di San Martino perché la
cappelletta si trova dentro i confini di appartenenza della sua Parrocchia, egli però
si assume l’ impegno di celebrarvi tre messe alla settimana in estate ed in autunno,
due nei mesi invernali e primaverili.
Grazie al Suo zelo, alla Sua buona volontà ed anche al Suo aiuto economico i primi
Confratelli dell' Oratorio di San Rocco possono vedere compiuto il loro voto.
Tra la fine del secolo XV e l’inizio del secolo XVI ci sono Confraternite più popolari,
in prevalenza legate al quartiere ed al mestiere e maggiormente dedite al mutuo
soccorso come la nostra, altre invece più aristocratiche, impegnate in funzioni
soprattutto di prestigio e di rappresentanza, però nelle processioni queste forze
sono accomunate nel dare vita ad uno spettacolo itinerante capace di esercitare
una potente suggestione.
All’inizio del XVI secolo in Liguria cominciano a comparire nelle processioni i “Cristi”
ma di peso modesto ( 25/35Kg.), che i portatori reggono con le sole mani,
senza l’ausilio del “ Crocco ” in cuoio.
L’ immagine del crocifisso è portata in processione volta all’indietro, come ancor
oggi si usa, secondo una tradizione che pare risalire ad un privilegio concesso ai
Crociati genovesi dal Pontefice, nel secolo XII, per il valore dimostrato negli assalti
alle fortezze Turche per la liberazione del Santo Sepolcro.
Infatti si dice che i Genovesi portassero in battaglia i crocifissi con la sacra
immagine rivolta all’indietro affinché gli “ Infedeli ” non potessero vedere le effigi ed
allo stesso tempo fossero viste dai combattenti cristiani per infondere loro sprone e
coraggio.
Dal secolo XVII ed in quelli successivi a Genova ed in Liguria, questi crocifissi
sono sostituiti dai famosi e caratteristici lignei “ Grandi Cristi ”, che ancora oggi si
possono ammirare nelle processioni dove le Confraternite liguri sono presenti:
questi raggiungono considerevoli altezze ed un peso fino a 180 Kg..
A partire dal 1530 per numerose Confraternite, una delle massime aspirazioni
diviene l’aggregazione alle gloriose Arciconfraternite, sorte per prime a Roma,
i cui membri possono beneficiare di numerose indulgenze concesse alle medesime
dai vari Pontefici.
Questo avviene perché gli aspiranti Confratelli e Consorelle molto spesso scelgono
a quale Confraternita iscriversi anche in base a quante e quali Indulgenze questa
può offrire loro.
Il fenomeno si diffonde in quegli anni poiché, il Pontefice prima, ed in seguito anche
i Vescovi diocesani, concedono alle Arciconfraternite di aggregare altre
Confraternite, trasmettendo loro il beneficio delle proprie indulgenze e la possibilità
di assumere anche il titolo di “ Arci ”.
L’aggregazione quasi sempre si ottiene con cospicue offerte all’Arciconfraternita
aggregante che per poter continuare a godere di questi privilegi, mantiene assai più
complesse del necessario le relative pratiche burocratiche, per rendere più preziosa
e difficile la concessione, inoltre raramente l’Arciconfraternita aggregante concede
agli aggregati il diritto di associare a loro volta altre Confraternite.
In seguito tutto questo è regolamentato dalle normative volute da Papa ClementeVIII;
anche la Confraternita di San Rocco di Vernazza nel 1698 si aggrega alla romana
Arciconfraternita della Morte e Orazione beneficiando così dei privilegi concessi.
Il Concilio di Trento (1545 - 1563) è voluto da Papa Paolo III, preoccupato dei
progressi del protestantesimo: esso, nella sessione del 1562, si occupa anche
delle Confraternite, stabilendo fermamente la dipendenza di queste ai Vescovi per
la parte spirituale, vieta molte manifestazioni che considera fonti di possibili
deviazioni e indirizza i Parroci a far nascere Confraternite dove non esistono,
in particolare dedicate al S.S. Sacramento, al Rosario, alla Dottrina Cristiana,
al Nome di Dio e alla Morte ed Orazione.
Il Concilio di Trento dedica molto spazio alle processioni, funzioni ritenute molto
importanti, si scrivono le norme per parteciparvi facendo divenire obbligatoria la
presenza delle Confraternite alle processioni indette dall’autorità diocesana.
Nel 1582 la Curia romana invia a Genova un Visitatore Apostolico, mons. Francesco
Bossio, Vescovo di Novara: questi percorrendo tutta la nostra Diocesi dedica una
particolare attenzione alle Casaccie ed alle Confraternite; da queste sue visite
nasce una raccolta di manoscritti denominata “ Liber Visitationum”, dove sono
descritti tutti i luoghi da lui visitati.
Questi manoscritti sono tuttora una fonte preziosa di informazioni sulle Confraternite
allora esistenti sul nostro territorio Diocesano.
Il Bossio al termine della sua visita, ritenendo le Confraternite genovesi troppo
autonome nei confronti della Curia locale, ispirato alla intransigenza accentratrice
di un settore della gerarchia ecclesiastica post – tridentina, con i suoi
“ Decreta Generalia ” impone che le amministrazioni delle Confraternite siano sot-
toposte ad un rigido controllo dello Arcivescovo di Genova.
Con questa manovra il portavoce della Curia romana tenta di stroncare gli Oratori
genovesi come centri di concorrenza religiosa nei confronti delle Chiese, la
spontaneità del culto viene chiaramente avversata ed ogni autonomia rigorosamente
negata, pena l’esclusione dalle indulgenze e l’interdizione dalla Chiesa.
Le Confraternite, che sono si ente ecclesiastico ma anche civile perché erette da laici,
molte volte divengono terreno di scontro per le due autorità :e come spesso accade
quando sono troppo penalizzate dalla Curia interviene il potere civile e viceversa,
questo nel tentativo di entrambi i poteri di conquistarsi la simpatia di una forza come
le Confraternite.
Il radicale intervento di Mons. Bossio scatena l'intervento della Repubblica che
dichiara di non accettare, vedendo in questo una affermazione di supremazia del
foro ecclesiastico nel rapporto fra Stato e Chiesa a Genova.
In seguito alla ferma e decisa presa di posizione della Repubblica, la Curia romana
fa moderare i decreti troppo drastici del suo Visitatore Apostolico.
La Chiesa, dopo le direttive scaturite dal Concilio di Trento, stimola il fiorire di
numerose Confraternite laicali che possano essere di supporto alla predicazione dei
vari Ordini religiosi contro il dilagare del protestantesimo.
I religiosi ed i laici associati permettono alla Chiesa di essere presente in molti
ambienti costituendo in questi un vero e proprio tessuto connettivo di fronte al quale
il protestantesimo non ha possibilità di attecchire.
Infatti in tutti i territori dove le Confraternite sono ben radicate l’avanzata protestante
è perdente.
Nel 1587 l’ Arcivescovo di Genova Antonio Sauli regolamenta gli Statuti delle
Confraternite della Diocesi, sulla falsa riga della Regola compilata nel 1573 da San
Carlo Borromeo per le Confraternite Milanesi.
In seguito al proliferare di scontri tra potere ecclesiastico e potere civile viene
istituita nel 1593 la Giunta Ecclesiastica, dal 1638 in poi denominata Giunta
Giurisdizionale, a tutela dei diritti della Repubblica.
Non si conosce in quale anno ed il motivo che induce i Confratelli di San Rocco
negli anni successivi a lasciare la propria sede per immigrare nell’ Oratorio di
San Celso di Sturla.
Del 1594 è un manoscritto che i Superiori della Confraternita di San Rocco inviano
all' Arcivescovo esprimendo il desiderio di lasciare l' Oratorio di Sturla, dove per
anni sono stati ospitati e di ricostruire in Vernazza un nuovo oratorio.
Questo dovrà rinascere sulle rovine di quello costruito nel 1468 che aveva visto
nascere la Confraternita.
Il 7 Settembre 1594, si sancisce con atto notarile la separazione della Confraternita
di San Rocco da quella di San Celso di Sturla.
Si stabilisce anche che nell'Oratorio dove i confratelli di San Rocco si trasferiranno
risiederà un Cappellano, con il compito di celebrare le S. Messe ed avrà anche
l' incarico di fare scuola ai ragazzi della zona.
Del 1604 è la costituzione “ Quaecumque ” di Papa Clemente VIII, dove sono
riprese le linee di comportamento tradizionali della Chiesa nei confronti delle
Associazioni laiche ma in una nuova visione organica: infatti sono definite con
chiarezza le modalità di erezione legittima delle Confraternite, di diritti e doveri di
controllo e di disciplina da parte di Vescovi e Superiori di ordini religiosi.
Le Confraternite, divenute meno indipendenti per volere del Concilio di Trento e
maggiormente annesse alla Chiesa , contribuiscono ad accrescere l’espansionismo
ecclesiastico che spesso si scontra con gli interessi dello Stato; il governo della
Repubblica di Genova si rende ben conto che moltissime sono le Confraternite
sul suo territorio, e che ciò costituisce un notevole aumento di potere per la Chiesa
locale; perciò, cercando di indebolirla, emette nel 1605 una grida nella quale si
legge: “ Cassate e abolite tutte le Compagnie di Processioni e di Santi, le Confraternite di
persone laiche, eccettuati li venti Oratorii dei Disciplinandi posti entro le mura ”
Una violentissima reazione della Curia locale, patrocinata da quella romana,
provoca la cancellazione della grida, a soli due mesi dalla sua emissione.
Il 23 Gennaio 1606 i Confratelli di S. Rocco di Vernazza ottengono dall’Arcivescovo
Orazio Spinola la facoltà di far celebrare la Santa Messa nell' Oratorio tutte le
domeniche, salvi però sempre i diritti della parrocchia di appartenenza San Martino
d' Albaro.
Nel 1638 Arcivescovo il Cardinale Stefano Durazzo, sono documentate situazioni
di Parrochie e Confraternite l'Oratorio di San Rocco viene citato come:
“ Orat. Confratrum S. Rochi Vernatia ” .
Nel 1644 la vita dell' Oratorio si intensifica sempre più ed il 2 Aprile a lato
dell' Oratorio i Confratelli di S. Rocco innalzano un piccolo campanile.
Il 10 Luglio 1645 nell'Oratorio di S. Rocco viene costituita la Compagnia detta dei
Settantadue Discepoli.
Le Sante Messe si celebrano già “ Ad libitum”, si ascoltano anche le confessioni e
per questo si stabilisce di compensare l' Arciprete di San Martino d' Albaro con
un canone annuo di lire dieci.
Nel 1652, ancora Cardinale Stefano Durazzo, sono documentate nuovamente
situazioni di Parrocchie e Confraternite, l'Oratorio di S. Rocco viene citato come:
“ Oratorio de disciplinanti di San Rocco di Vernazza in quale si celebra ”.
Nel 1654 Papa Urbano VIII, concede indulgenze a chi si confessa, comunica e
visita l' Oratorio di San Rocco di Vernazza nei giorni di Natale, del Corpus Domini,
la prima domenica di Quaresima, il giorno di San Rocco e di San Sebastiano.
Nel 1660 Papa Alessandro VII, concede nuove indulgenze legate allo Oratorio di
S. Rocco di Vernazza per l'esaltazione della Santa Croce, il 10 Febbraio del 1662
concede il permesso “ Che un sacrificio nel giorno dei morti et ottava et lunedì
levi dal Purgatorio l'anima del Confratello e della Consorella, per cui sarà applicato allo
altare del SS. mo Crocifisso ”.
La stessa facoltà, per la durata di sette anni è ripetuta il 6 Marzo del 1671 da
Papa Clemente X.
Nel 1669 nell'Oratorio di San Rocco è istituita anche la Compagnia del Santissimo
Crocifisso convivendo sotto lo stesso tetto da allora tre Compagnie l’Oratorio
di San Rocco diviene Casaccia.
Infatti già da fine 500, per tutto il 600 e parte del 700 si diffonde a Genova il
“ Far Casaccia ” cioè accomunare il casato: la Casaccia è un aggregato di
più Confraternite caratterizzato da una sede comune, da un unico santo protettore
e da un medesimo iter processionale.
Le Casaccie genovesi e liguri nei secoli XVII – XVIII raggiungono il massimo
splendore e assumono anche una importanza politica nella vita cittadina: questo
farà nascere l’esigenza di un “ decoro ” esteriore che trasformi l’Oratorio, da
semplice spazio di riunione e di incontro, in ambiente di rappresentanza così che
i Confratelli incaricano vari pittori di decorare le proprie sedi con affreschi e tele,
commissionano anche ad abili scultori in legno preziose casse processionali
e sempre più grandi crocifissi, argenterie e vesti ricamate.
Grande sontuosità, sfarzo e spettacolarità caratterizzano le processioni cittadine
sul finire del ‘600 per raggiungere il massimo nel ‘700, quando si attribuisce a
questa occasione il momento di maggior prestigio per la Confraternita, per cui
per poter esibire, grandi Crocifissi impreziositi con “ Canti ”d’argento, artistiche
casse ed argenterie processionali, preziosi tabarrini ricamati a telaio con fili
d’ oro e pastorali in argento raffiguranti i Santi patroni, molto spesso i
Confratelli devono ricorrere a gravosi prestiti.
Le Processioni, purtroppo molto spesso divengono espressione di conflittualità
fra le Confraternite: infatti cronache del ‘700 testimoniano che a Genova e Savona,
ed anche in grossi borghi come Voltaggio e Gavi Ligure, le dispute sulle
precedenze nelle Processioni, le gare per il fasto dei ricchi costumi, le dimensioni
dei Crocifissi sempre più grandiosi ed elaborati fanno nascere campanilismi e
rivalità devozionali; tanto che la Repubblica di Genova istituisce un’apposita
magistratura, chiamata i Sindaci delle Casaccie.
Il compito di questi è di regolamentare e controllare le processioni e di punire
le Confraternite inadempienti; cercando presso l’ archivio Storico di Stato di
Genova documenti inerenti la Confraternita San Rocco di Vernazza, ho potuto
vedere una imponente documentazione di manoscritti sull’attività dei Sindaci
delle Casaccie, elaborazioni degli itinerari processionali, ammonimenti alle
singole Casaccie per il loro comportamento turbolento, autorizzazioni ad aprire di
notte i portali della città per consentire agli abitanti fuori le mura di tornare a casa
alla fine delle processioni serali cittadine, e la simpatica e singolare proibizione
di far entrare in Cattedrale i cavalli che avevano preso parte alla processione .
Nel 1680 i Capitoli dello Statuto sono modificati per essere adattati alle nuove
condizioni di una grande attività sviluppatasi sotto il piccolo campanile della
Casaccia di San Rocco di Vernazza.
Negli anni a seguire non mancano le guerriglie: infatti l' Arciprete di San Martino
d' Albaro Gerolamo Molinari a colloquio con l' Arcivescovo Vincenzo Maria Gentile
lamenta che nell’Oratorio di San Rocco si celebrano molte Messe e soprattutto
prima che siano celebrate in Parrocchia.
Il 27 Luglio 1687 l'Arcivescovo decide di far visita all’Oratorio cercando di mediare,
ma il suo intento non sarà pienamente appagato.
Nel 1691 il 19 Ottobre l'Arcivescovo per il bene della pace emana un decreto dove
stabilisce che il Cappellano della Casaccia di San Rocco celebri nella Parrocchia
di S. Martino d’Albaro le feste di Pasqua, Natale, S. Martino, S. Rosario, Carmine,
Annunziata, San Benedetto, San Antonio Abate, San Antonio di Padova, Ottava
del Corpus Domini e concede che nell'Oratorio di S. Rocco si celebri una S. Messa
quotidiana e nelle ricorrenze elencate sul decreto, le funzioni si devono svolgere
però a celebrazione avvenuta in San Martino di Albaro.
Nel 1693 i Confratelli di San Rocco di Vernazza alzano ulteriormente il piccolo
campanile costruito 49 anni prima e già da allora in difetto con gli usi e le leggi
del tempo, però tollerato per tanti anni.
Nel 1696 vengono redatti gli Statuti dell'Oratorio e l’Arcivescovo Giovanni Battista
Spinola il 20/1/1696 dichiara la chiesina di San Rocco di Vernazza Oratorio pubblico.
Dieci giorni dopo, questo viene aggregato all'ordine dei Trinitari con la facoltà di
benedire gli Scapolari.
Il campanile, innalzato illegalmente sull'Oratorio e senza il consenso della Parroc-
chia d'appartenenza San Martino d'Albaro, ora troppo visibile, diviene segno di
invidie e per questo si istruisce un processo a carico dei Superiori della Casaccia
di San Rocco di Vernazza.
Nel 1698 nell'Oratorio viene eretta anche la Compagnia della Morte aggregata
a quella di Roma nata nella Parrocchia di Santa Caterina.
Nel 1700 - 1701 - 1702 seguono liti a causa del campanile.
Vi sono in quel tempo diverse incomprensioni tra piccole e grandi chiese nella
Repubblica di Genova per cui il potere laicale più volte interviene con una
“ Giunta Giurisdizionale” alle dirette dipendenze del Serenissimo Senato.
Anche per i Confratelli di San Rocco di Vernazza interviene, dando ordine al
Capitano di Bisagno, che ha sede a San Martino d’Albaro, di imporre una pesante
punizione: la demolizione del campanile giudicato dal Senato “ opera ardita ”,
pena una forte sanzione e l'arresto dei Superiori se l'ordine non sarà eseguito
prontamente.
Nel 1703 i Confratelli di S.Rocco se pur profondamente dispiaciuti dall'abbattimento
del loro campanile non si perdono d' animo e, quasi a voler compensare l'opera
perduta, commissionano al noto scultore in legno Anton Maria Maragliano una
cassa processionale, raffigurante San Rocco che prega il Redentore.
Nel 1719 il 23 Aprile come risulta nel documento del notaio Nicolò Maria Isola
si scrivono i nuovi Capitoli della Confraternita, la cui stesura il Senato di Genova
aveva già autorizzato sul finire del Dicembre 1718.
Il documento notarile contiene il testo dei primi sei Capitoli ed i nomi di cinquantatre
Confratelli che costituiscono più di due terzi della intera Confraternita.
Nel 1736 “ L'oratorium S.ti Rochi sito in loco supra Vernatia ” compare nel censimento
voluto dal Cardinale De Franchi.
Qualche anno dopo lo stesso Cardinale, in una Sua visita all’Oratorio fa stilare un
manoscritto, il cui contenuto riporta notizie più dettagliate.
La Confraternita è definita: “ Oratorio pubblico sotto il titolo di S. Rocco sito in loco
vocatur Sturla ”.
Nell’Oratorio risulta fare bella mostra “ Altare maggiore con tabernacolo in marmo e chiuso
con chiave in ferro ” ; ed in sacrestia, posta “ A cornu evangelii ” , è conservato tutto
l’ occorrente per la Santa Messa.
Nel 1746 l’esercito austriaco in marcia contro la Francia entra a Genova e la occupa,
devastazioni e saccheggi non mancano anche per alcuni Oratori.
La base popolare delle Casaccie cittadine, in particolare da Pre a Portoria, mal
sopporta la prepotenza ed il saccheggio degli Austriaci e in un freddo pomeriggio di
Dicembre dello stesso anno partecipano attivamente alla rivolta contro gli invasori.
La scintilla della rivolta popolare, che la tradizione fa partire da G. Battista Perasso
soprannominato “Balilla”, costringe gli Austriaci a lasciare Genova dopo cinque
giorni di combattimento .
Nel 1767 il 10 Giugno il Vicario Capitolare Giovanni Bernardo Taccone, che era
anche Prevosto della chiesa di San Lorenzo, approva i nuovi Capitoli della
Confraternita di San Rocco di Vernazza.
Nel 1770 il 31 Luglio viene approvato il riconoscimento del Civile, concesso dal
Governatore di Bisagno Gio Bernardo Pallavicino come risulta dal documento scritto
dal cancelliere Geronimo Fossa.
L’ avanzare delle truppe di Napoleone nella sua prima campagna d’Italia, provoca
nel 1797 nella nostra città la caduta del governo oligarchico ed aristocratico della
Serenissima Repubblica di Genova, che perde così la sua storica e gloriosa
autonomia sostituita dalla democratica Repubblica Ligure.
Il suo direttorio legislativo nel 1798 sancisce la secolarizzazione degli ordini
religiosi, con la conseguente confisca dei beni di proprietà di chiese e conventi.
Anche gli Oratori come tutte le istituzioni di carattere religioso, subiscono confische
e sono sottoposte ad uno stretto controllo da parte dell’ autorità civile; non
è sufficiente l’ affannarsi di alcuni Superiori di Confraternite che cercano di
dimostrare che gran parte degli argenti, degli ori ed opere d’arte non sono di
proprietà degli Oratori, ma a questi dati in pegno e che i veri proprietari sono
gli orefici o gli scultori che ancora non sono stati pagati.
Purtroppo moltissime opere preziose sono requisite ed alcune di queste poi cedute
con una lotteria pubblica presso il Banco di San Giorgio e molto argento ed oro
viene fuso ( soltanto ad una tra le più antiche Casaccie di Genova vengono
requisite 158 libbre di argento finemente lavorato ).
La Repubblica Ligure, il 6 Febbraio 1799, stabilisce che qualsiasi decisione relativa
alla vendita o ipoteca delle proprietà di Oratori e Confraternite possa avvenire
solamente con l’ assenso del Governo.
Nel 1802 la Repubblica Ligure viene annessa alla Francia e la pressione statale
sulle Confraternite si fa schiacciante: si obbligano i Priori a presentare inventari e
bilanci ed inizia un intensivo rilevamento di tutto il territorio ligure comprendente un
censimento degli iscritti ed i dati essenziali sulle attività svolte delle Confraternite;
questo ancora oggi è tra i documenti più completi sulle Confraternite della Liguria.
Lo scopo di questo rilevamento è di stabilire un controllo capillare su un
associazionismo popolare denso di pericolosi fermenti sociali e di potenzialità
contestative nei confronti del nuovo ordine costituito.
L’ atteggiamento inquisitorio e repressivo del Governo Francese verso le
Confraternite segue una rapida “escalation”, fino alla soluzione finale del 9/2/1811
presa dal Prefetto Francese e pubblicata integralmente il 6 Marzo sulla “ Gazzetta
di Genova ” , dove si può leggere che l’autorità civile cede alla Chiesa i beni
degli Oratori.
Questa mossa vuole anche sopprimere la consolidata autonomia delle Confraternite,
in cambio la Curia deve assicurare al Governo la sua fedeltà ed un controllo
completo della popolazione.
Il potere ecclesiastico accetta facendo il gioco del Governo che furbescamente usa
per il proprio interesse una vecchia ruggine formatasi tra una parte della gerarchia
Ecclesiastica ed i laici associati.
Le leggi napoleoniche consentono così una abilissima operazione, decretano la
fine della religiosità popolare più viva e della partecipazione laica alla vita delle
Parrocchie, per cui viene sottratta alla Chiesa una forza di manovra antifrancese
facilmente fanatizzabile allontanando così il pericolo di fermenti e tumulti popolari.
L’Oratorio di S. Rocco di Vernazza rimane chiuso per pochissimo tempo, in quanto
per la sua riapertura molto si prodiga don Gambone Arciprete di San Martino
d’ Albaro presso la Curia di Genova, ottenendo così il permesso di riapertura
addirittura nel 1812, quando i Francesi ancora controllano la città.
Nell’ Aprile del 1814 i Francesi lasciano Genova, ed il 12 Novembre la antica
Repubblica viene annessa dal Congresso di Vienna al Piemonte.
La ricostituzione delle Confraternite è una delle prime richieste della devozione
popolare, infatti la Curia Arcivescovile nel Giugno dello stesso anno pubblica i
“ Regolamenti ” per la riapertura degli Oratori, imponendo però ferrei limiti con
l’intento di riuscire a contenere la tradizionale autonomia: vengono drasticamente
ridotte le S. Messe e le funzioni, inoltre le amministrazioni delle Confraternite sono
sottoposte al controllo diretto della Curia e del Parroco, pena l’immediata chiusura
degli Oratori nei quali queste disposizioni non vengano osservate.
Nelle periferie il controllo governativo ed ecclesiastico è più allentato: qui le
Confraternite risorgono più numerose e forti inaugurando nuove argenterie, nuove
vesti e riprendono le Processioni.
Nel centro di Genova molti Oratori delle antiche “ Casaccie ” non riaprono più i
battenti: infatti in questo periodo il centro storico genovese è in una fase di grande
ristrutturazione e manutenzione, per cui alcuni antichi Oratori sono rasi al suolo e
definitivamente chiusi al culto ed i loro beni spesso sono acquistati da Confraternite
della periferia cittadina.
Nel 1814 il 5 Agosto, ormai superato il periodo napoleonico, con decreto della
Ecc.ma Corte degli Affari Ecclesiastici la Casaccia di San Rocco di Vernazza che
prima del periodo napoleonico accoglie quattro Compagnie, viene riorganizzata e
si scrivono i nuovi Capitoli dello Statuto approvati successivamente dall' Ordinario
Diocesano nel 1819.
Nel 1816 il 6 settembre, i Confratelli di San Rocco di Vernazza si aggregano alla
Arciconfraternita Morte e Orazione di Santa Sabina in Genova in aggiunta alla
preesistente unione del 1698 con la Compagnia della Morte di Roma.
L'aggregazione con l'Oratorio di Santa Sabina permette alla Confraternita di S.Rocco
di Vernazza di poter godere e partecipare a tutte le indulgenze, ai privilegi ed ai
doveri propri dell' Arciconfraternita di Santa Sabina.
Nell' Aprile del 1819 l’Ordinario diocesano approva i Capitoli dell'Oratorio di San
Rocco di Vernazza ( già scritti nell’ Agosto 1814 ) e viene fatta richiesta al Vicario
Generale di erigere canonicamente la Confraternita con tutti i privilegi e prerogative
spettanti dall' aggregazione all’ Arciconfraternita della Morte e Orazione.
Viene così acquisito anche il titolo di Arciconfraternita ed i Confratelli si assumono
l' impegno del Suffragio ai defunti, delle esequie ed il trasporto di questi a spalla.
Da questa data cambia il Titolo della Confraternita di S. Rocco di Vernazza, che da
Casaccia che accoglie nello stesso Oratorio più Compagnie unificandosi assume
il nuovo Titolo di:
Arciconfraternita San Rocco di Vernazza Morte e Orazione.
Il 29 Aprile 1819 il Vicario Generale Giuseppe Giustiniani convalida l’esistenza dello
Oratorio di S. Rocco di Vernazza autorizzando la sua erezione Canonica ed il giorno
8 Maggio 1819 il nuovo Vicario Generale Lorenzo Biale consegna ai Superiori della
Arciconfraternita le concessioni e le clausole liturgiche.
Dal 1875 al 1877 i Confratelli di San Rocco di Vernazza, abbelliscono con pitture
l'Oratorio e innalzano nuovamente il campanile, più alto e più bello di quello
fatto abbattere nel 1700.
Questi miglioramenti sono il frutto di grandi sacrifici economici ed anche fisici da
parte dei Confratelli che però si dichiarano enormemente appagati dal piacere di
poter vedere il proprio Oratorio più prestigioso, più accogliente e bello.
Nel 1888 i membri della Consulta dell’Arciconfraternita S. Rocco di Vernazza Morte
e Orazione inviano una lettera all'Arcivescovo per comunicare la riunione della
Generale con il fine di eleggere la nuova Consulta.
Nel Luglio 1890 la legge n° 6972, detta “ Legge Crispi ” , trasforma le Confraternite
di culto in enti di beneficenza obbligandole al mantenimento degli indigenti e
vengono anche confiscati i beni produttivi di reddito.
Il ruolo di centro devozionale che l'Oratorio di San Rocco di Vernazza ha assunto e
che negli anni a seguire assumerà sempre più, le numerose abitazioni che poco
a poco sono sorte attorno a questo, lo vedono quasi come Chiesa succursale della
Parrocchia di San Martino d’ Albaro.
Nel 1895 i Confratelli aiutati dalla popolazione raccolgono sette pagine di firme dei
capifamiglia, per chiedere all’Arcivescovo di far nascere una nuova Parrocchia
dall' antico Oratorio.
Nel Marzo del 1897con una lettera firmata insieme alla Consulta, il Priore comunica
all'Arcivescovo che, interpellati i confratelli alla unanimità, si dichiarano favorevoli
alla nuova Parrocchia e si raccomandano all' Eccellenza Reverendissima di
appagare il loro desiderio al più presto.
Nel 1897 in Luglio con decreto dell' Arcivescovo Monsignore Tommaso Reggio,
viene smembrata una parte della Parrocchia di San Martino d’Albaro, il decreto
circoscrive i confini all'interno dei quali far nascere la nuova Parrocchia.
L' Arciconfraternita San Rocco di Vernazza Morte e Orazione, cede dunque il
proprio Oratorio a favore della nuova Parrocchia e trasferisce la sua segreteria in
un piccolo locale adiacente.
In via provvisoria la reggenza della neo - Parrocchia viene affidata al sacerdote
Giovanni Lagomarsino.
Nella Cappella, già sede della Confraternita, rimangono gli arredi ed in bella
esposizione il prezioso frutto di grandi sacrifici da parte dei Confratelli: la cassa
processionale raffigurante San Rocco in preghiera davanti a Gesù Redentore.
Nel1898 viene nominato il primo Parroco, il sacerdote Pio Cotella da Campomorone.
Sua Eccellenza Mons. Tommaso Reggio, visto l'amore che i Confratelli ed i nuovi
parrocchiani dimostrano per la loro Chiesa ed i non pochi sacrifici affrontati dal
Parroco, erige nel 1899 la nuova Parrocchia in Prevostura.
Con l'aiuto anche di alcuni Confratelli, nei primi anni del 1900 l'antico Oratorio,
divenuto Prevostura di San Rocco di Vernazza, è migliorato e trasformato, si
costruisce un bel Battistero, un nuovo coro, la sacrestia ed anche una nuova
abitazione per il sacerdote.
Sul campanile eretto dai Confratelli vi è una sola campana, questa viene sostituita
con l'installazione di un nuovo concerto di quattro campane della fonderia Mazzola
di Valduggia in Novara.
Degli anni a seguire non si hanno particolari notizie della Confraternita: infatti
lo scoppio della prima guerra mondiale depaupera la Parrocchia ed anche la
Confraternita delle sue braccia migliori.
Nel 1923 vengono iniziati i lavori di demolizione per la ricostruzione di una nuova
chiesa, l'antico Oratorio ha le travi ormai indebolite dai tarli e dal tempo e da più
punti del tetto penetra la pioggia.
Lo stesso anno si inaugura la nuova Chiesa più ampia e bella di stile lombardo -
gotico; dell'antico oratorio rimane oggi solo un muro, quello laterale su via
Del Sole.
Nel 1927 per il sesto centenario della morte di San Rocco, i Confratelli fanno dono
alla Parrocchia del Crocifisso che oggi si può vedere entrando in chiesa posto alla
prima colonna.
Inoltre viene inaugurato il Crocifisso processionale definito “Il Moro” il
più grande e pesante di quelli di proprietà dell' Arciconfraternita
(misure con i canti altezza cm. 460 - larghezza cm. 390).
Il Concordato tra Stato e Chiesa del 1929 modifica la precedente legislazione
( Legge Crispi ) disponendo che le Confraternite aventi scopo esclusivo e
permanente di culto non siano più soggette ad ulteriori trasformazioni del fine e che
dipendano dall’autorità ecclesiastica per il loro funzionamento e l’amministrazione.
Nel 1930 i confratelli comprano una stupenda immagine in legno scolpita nel Tirolo,
raffigurante Gesù crocefisso, conosciuta in Oratorio come "Il Bianco"; questa
viene posta su di una croce già di proprietà dell' Oratorio.
Negli anni a seguire il numero dei confratelli si riduce, ma la Confraternita rimane
sempre in attività, partecipa alla vita parrocchiale, alle processioni per la festa di
S. Rocco, per la Madonna del Rosario ed ai riti per i defunti : novena ed ottavario.
Nel 1939 l'Arciconfraternita San Rocco di Vernazza Morte e Orazione, presenta a
Sua Eminenza Rev.ma Cardinale Pietro Boetto Arcivescovo di Genova i nuovi
Capitoli del Regolamento, il 14 Gennaio 1939 l' Arcivescovo li approva
apponendovi la sua ratifica.
Nel 1940 la seconda guerra mondiale svuota la Confraternita che sospende le sue
attività, per fortuna restano due Confratelli, che decidono di dormire in Parrocchia,
pronti ad intervenire per proteggere la Chiesa.
Infatti una notte alcuni spezzoni di bomba incendiaria, forano il tetto e cadono
su alcune sedie in legno e paglia accatastate, si sprigiona un incendio che, se non
spento prontamente dai due Confratelli, si sarebbe certamente propagato alla
vicina cassa processionale del Maragliano ed alla Chiesa: Cappella ed Arca di San
Rocco furono così salve.
Nel 1946 termina la guerra, la Confraternita riprende l' attività spinta da un nuovo
Priore, che organizza un gruppo di giovani e fa nascere anche una cantoria.
Negli anni tra il 1950 ed il 1980 i Confratelli partecipano alla vita parrocchiale e
presenziano con alcuni Crocifissi a dodici raduni nazionali:
Lucca, Torino, Pavia, Sottoilmonte, Pisa, Como, Stresa, Firenze, Bologna, Vercelli,
Acqui Terme e Pontremoli.
Nel 1993 per disposizione del Ministero dei Beni Culturali e Ambientali della
Repubblica Italiana viene inviata una commissione per quantificare e catalogare i
beni artistici della Confraternita.
Per ogni bene vengono compilate delle schede con relative fotografie e descrizioni
che identificano le antiche opere d'arte: alla fine di questo prezioso lavoro
viene rilasciata una sorta di carta d'identità per ogni bene di importanza
artistica della Confraternita.
Nel 1995 per il settimo centenario della nascita di San Rocco, nella Parrocchia in
Vernazza avviene un evento storico, la venuta delle Reliquie del Santo, e per una
settimana vi rimangono esposte alla devozione dei fedeli.
Da oltre cinque secoli il corpo del Santo viene gelosamente custodito a Venezia
dall' Arciconfraternita della Scuola Grande di San Rocco e da allora non era mai
uscito dalla Sua Chiesa.
Per l'occasione il Mons. Arcivescovo di Genova Dionigi Tettamanzi presenta un
volumetto che aiuta una degna e feconda celebrazione del settimo centenario.
Alla presenza dell' Arcivescovo e di una folla immensa, la Parrocchia con la
collaborazione dei Confratelli di San Rocco di Vernazza, del Priorato e numerose
altre Confraternite, organizza una lunga ed ordinata processione che si snoda
per le vie Parrocchiali, l'Arca di cristallo che contiene il Corpo del Santo è posta
su di un carro trainato da cavalli con le caratteristiche e ricche bardature
processionali.
Nel 1997 il 23 Novembre la Confraternita si arricchisce con l'ingresso di undici
nuove leve che si affiancano ai Confratelli anziani dando loro sollievo ed
operatività.
Nel 1998 i Confratelli di S. Rocco di Vernazza commissionano un nuovo Gonfalone,
poiché quello antico e storico presenta alcune lacerazioni nel tessuto ponendolo
a seri rischi di strappi se portato ancora nelle Processioni.
Il nuovo Gonfalone viene realizzato in velluto rosso carminio, con scritte dorate
e con un medaglione centrale in raso di seta dipinto raffigurante S. Rocco, ispirato
alla statua lignea del Maragliano custodita in Parrocchia.
Dal 20 Giugno 2007 la Confraternita San Rocco di Vernazza Morte e Orazione
dopo tanti anni è giuridicamente ed ecclesiasticamente nuovamente riconosciuta e
sottoposta alle normative del Diritto Canonico ed alle leggi dello Stato Italiano
in quanto applicabili agli Enti Ecclesiastici.
Queste associazioni pubbliche di fedeli laici rivestono un ruolo con compiti
speciali al servizio della missione e del fine della Chiesa inserendosi nella nuova
visione del laico, il quale non è più considerato alla stregua di un soggetto
passivo in contrapposizione al clero, ma partecipa alla vita attiva della Chiesa
con compito di diffondere la dottrina cristiana in Suo nome e di incrementare
il culto pubblico.
Il Priorato per le Confraternite genovesi coordina le Confraternite della
Arcidiocesi, erede nei tempi nuovi del prestigio della “ Casaccia ”.