A  R  C  I  C  O  N  F  R  A  T  E  R  N  I  T  A

S. ROCCO   di   VERNAZZA

M o r t e  e  O r a z i o n e

V i a  V i g o N.°6  *16132  G E N O V A

 

                  

"Confraternitas  Sancti Rocci de Vernatia"

 Nel  1467  una tremenda epidemia di peste,   proveniente dalla  Francia dalla zona di

   Nizza,   colpisce dapprima il ponente ligure,   in seguito anche il levante,   nei pressi

   di Chiavari  è  contaminato  dal  letale  morbo  portato da una nave romana.

   Tutte le vie di accesso a Genova si chiudono per tutti i provenienti dalle zone infette

   e da quelle limitrofe  e  si istituiscono controlli a  tutte le porte della città.

   Queste  misure  sono però  alcune volte disattese  da coloro che devono effettuare i

   controlli,   perché   si   assentano  dalle   porte   o   lasciano   passare   senza   troppi

   accertamenti:  così purtroppo il provvedimento  non salvaguarda a lungo la città che

   ben presto è invasa dall' epidemia portatrice di sterminio.

    E  proprio  in  questo  periodo di fine  Medioevo ha inizio la  storia della Confraternita

    di  San  Rocco  di Vernazza. 

 

  La  Confraternita  di  San Rocco di Vernazza  dalla  sua  nascita  ad  oggi

                ed  alcuni  riferimenti  storici  delle  Confraternite  liguri.

      

   Gli abitanti della località  Vigo,   in quel di  Albaro,   zona di  lussureggianti vigneti in

   seguito chiamata Vernazza,   vedono avvicinarsi alle  loro  case  il  tremendo morbo

   e  riuniti  in  preghiera  fanno  un  voto a  San Rocco affinché  li salvi dalla  dilagante

   epidemia  di  peste.

   La   loro   preghiera   è   ascoltata:    nella  zona  di   Vigo   tutti  i   suoi abitanti  sono

   risparmiati dalla  grande  pestilenza,   questi  con un  atto di amore  e  riconoscenza

   pongono  presto  la prima  pietra  di un pilone votivo a Lui consacrato.

   Il pilone votivo viene posto sulla strada che da S. Martino d'Albaro porta a Vigo,  nel

   punto in cui si biforca,   dando origine ad un crocevia  direzione per  Bavari o Sturla; 

   sempre  alcuni  fiori  adornano il pilone e  soprattutto nei mesi primaverili  ed  estivi

   per  gli  abitanti  della  zona  non  mancano  frequenti  visite  con  il  mazzolino  di

   profumate  viole  o  altri  coloratissimi  fiori  di  campo.

   Il  29  Giugno  1468,   come si può leggere su di un atto del notaio  Andrea  de  Cairo,

   un benestante abitante  della  zona  di  Albaro  di nome  Agostino  Salvago  concede

   una sua casa diroccata ed il  terreno adiacente  nelle immediate vicinanze del pilone

   votivo,   affinché  si  edifichi  al  più  presto  un  Oratorio  in  onore di  San Rocco.

   Le  famiglie  abitanti  di  Vigo,   ( Brugea,  Erigono,  Valesina,  Donzello,  Bono )

   insieme all'Arciprete Pellegro de Serreto di San Martino d'Albaro,   Parroco di questa

   Chiesa dal 1454 al 1489 con pertinenza nell'area della casa diroccata sollecitano più

   volte l'Arcivescovo di Genova Paolo Campofregoso per ottenere speciali indulgenze

   per chi avesse dato aiuto alla realizzazione dell’Oratorio votivo.

   Le indulgenze vengono concesse e  l'Oratorio in due anni  è costruito e diviene sede

   di una Confraternita dedicata a San Rocco e San Sebastiano.

   Gli  emolumenti  dell' Oratorio   spettano  all' Arciprete  di  San  Martino  perché  la

   cappelletta si trova dentro i confini  di  appartenenza della sua Parrocchia,   egli però

   si  assume  l’ impegno di celebrarvi tre messe alla settimana in estate ed in autunno,

   due nei mesi invernali e primaverili.

   Grazie al Suo zelo,   alla Sua buona volontà ed anche al Suo aiuto  economico i primi

   Confratelli dell' Oratorio di San Rocco  possono vedere compiuto il loro voto.

   Tra la fine del secolo XV  e l’inizio del secolo XVI  ci sono  Confraternite  più popolari,

   in  prevalenza legate  al  quartiere  ed  al mestiere e  maggiormente dedite  al  mutuo

   soccorso come la nostra,   altre  invece  più  aristocratiche,    impegnate  in  funzioni

   soprattutto di  prestigio  e  di  rappresentanza,    però nelle processioni  queste forze

   sono accomunate nel dare vita  ad  uno  spettacolo  itinerante  capace  di  esercitare

   una  potente  suggestione.

   All’inizio del XVI secolo in Liguria cominciano a comparire nelle processioni i “Cristi

   ma  di  peso  modesto ( 25/35Kg.),   che  i  portatori  reggono  con  le  sole  mani,  

   senza  l’ausilio del  “  Crocco ” in cuoio.

   L’ immagine  del crocifisso  è  portata in processione volta all’indietro,   come ancor

   oggi si usa,  secondo una tradizione che pare risalire  ad  un  privilegio  concesso ai

   Crociati genovesi dal Pontefice,  nel secolo XII,  per il valore dimostrato negli assalti

   alle fortezze Turche per la liberazione del Santo Sepolcro.

   Infatti  si  dice  che  i  Genovesi   portassero  in  battaglia  i  crocifissi  con  la  sacra

   immagine rivolta all’indietro affinché gli “ Infedeli ” non potessero vedere le effigi ed

   allo stesso tempo fossero viste dai combattenti cristiani per infondere loro sprone e

   coraggio.

   Dal  secolo  XVII  ed  in  quelli  successivi  a  Genova  ed in Liguria,  questi crocifissi

   sono sostituiti  dai  famosi  e  caratteristici  lignei  “ Grandi Cristi ”, che ancora oggi si

   possono  ammirare  nelle  processioni  dove  le  Confraternite  liguri  sono  presenti:

   questi raggiungono considerevoli altezze ed  un peso  fino a 180 Kg..    

   A  partire  dal  1530  per  numerose  Confraternite,   una  delle  massime  aspirazioni 

   diviene  l’aggregazione  alle  gloriose  Arciconfraternite,   sorte  per  prime  a  Roma, 

   i  cui membri possono beneficiare di numerose indulgenze concesse alle medesime

   dai  vari  Pontefici.

   Questo avviene perché  gli aspiranti Confratelli e Consorelle molto spesso scelgono

   a  quale Confraternita iscriversi  anche in base  a  quante  e  quali  Indulgenze questa

   può  offrire  loro.

   Il fenomeno si diffonde in quegli anni poiché,  il Pontefice prima,  ed in seguito anche

   i   Vescovi   diocesani,    concedono   alle   Arciconfraternite   di   aggregare   altre 

   Confraternite,   trasmettendo loro il beneficio delle proprie indulgenze e la possibilità

   di  assumere  anche  il  titolo di  “ Arci ”.         

   L’aggregazione  quasi  sempre  si  ottiene  con cospicue offerte  all’Arciconfraternita

   aggregante che per poter continuare a godere di questi privilegi,   mantiene assai più

   complesse del necessario le relative pratiche burocratiche,  per rendere più preziosa

   e difficile la concessione,   inoltre  raramente l’Arciconfraternita aggregante  concede

   agli aggregati  il diritto  di  associare  a  loro  volta  altre  Confraternite.

   In seguito tutto questo è regolamentato dalle normative volute da Papa ClementeVIII;

   anche la  Confraternita  di  San  Rocco di Vernazza  nel  1698  si aggrega alla romana 

   Arciconfraternita della Morte e Orazione beneficiando così dei privilegi concessi.

   Il  Concilio  di  Trento  (1545 - 1563)  è  voluto da  Papa  Paolo  III,   preoccupato  dei

   progressi del protestantesimo:    esso,  nella  sessione  del  1562,  si  occupa  anche

   delle Confraternite,  stabilendo fermamente la dipendenza di queste ai  Vescovi  per 

   l parte  spirituale,   vieta  molte  manifestazioni  che  considera  fonti  di  possibili 

   deviazioni  e  indirizza  i  Parroci  a  far  nascere  Confraternite  dove  non  esistono,     

   in  particolare  dedicate  al  S.S. Sacramento,   al  Rosario,   alla  Dottrina Cristiana, 

   al Nome  di  Dio  e  alla  Morte  ed  Orazione.

   Il  Concilio di Trento dedica  molto  spazio alle processioni,   funzioni ritenute molto

    importanti,   si scrivono  le  norme per parteciparvi  facendo divenire obbligatoria la

   presenza delle Confraternite  alle processioni  indette  dall’autorità  diocesana.

   Nel 1582 la Curia romana invia a Genova un Visitatore Apostolico, mons. Francesco

   Bossio,  Vescovo di Novara:   questi percorrendo tutta la nostra  Diocesi dedica una

   particolare  attenzione  alle  Casaccie  ed  alle  Confraternite;   da  queste  sue visite

   nasce  una  raccolta  di  manoscritti  denominata   “ Liber  Visitationum”,    dove  sono 

   descritti  tutti i  luoghi  da  lui  visitati.

   Questi manoscritti sono tuttora una fonte preziosa di informazioni sulle Confraternite

   allora  esistenti  sul  nostro  territorio  Diocesano.

   Il  Bossio  al  termine  della  sua  visita,   ritenendo le Confraternite  genovesi  troppo

   autonome nei confronti della Curia  locale,   ispirato alla intransigenza  accentratrice

   di  un  settore  della  gerarchia   ecclesiastica   post – tridentina,   con  i  suoi 

   “  Decreta  Generalia  ”  impone  che  le amministrazioni  delle  Confraternite siano sot-

   toposte  ad  un  rigido  controllo  dello  Arcivescovo di  Genova.

   Con questa manovra il portavoce della  Curia romana  tenta  di  stroncare gli  Oratori

   genovesi  come  centri  di  concorrenza  religiosa  nei  confronti  delle  Chiese,    la 

   spontaneità del culto viene chiaramente avversata ed ogni autonomia rigorosamente

   negata,   pena l’esclusione dalle  indulgenze  e  l’interdizione  dalla  Chiesa.

   Le Confraternite, che sono si ente ecclesiastico ma anche civile perché erette da laici,

   molte  volte  divengono  terreno di scontro per le due autorità :e come spesso accade

   quando sono troppo  penalizzate  dalla  Curia  interviene il potere  civile  e  viceversa, 

   questo nel tentativo di entrambi i poteri di conquistarsi la simpatia di una forza come

   le Confraternite.

   Il  radicale  intervento  di  Mons.  Bossio  scatena  l'intervento  della  Repubblica  che

   dichiara di non accettare,   vedendo  in  questo una  affermazione  di  supremazia del

   foro ecclesiastico nel rapporto fra Stato e Chiesa a Genova.

   In seguito alla ferma e decisa presa di posizione della Repubblica,   la Curia romana

   fa  moderare  i  decreti  troppo  drastici del suo  Visitatore Apostolico.

   La  Chiesa,  dopo  le direttive  scaturite  dal  Concilio  di  Trento,   stimola il fiorire  di

   numerose  Confraternite laicali che possano essere di supporto alla predicazione dei

   vari  Ordini  religiosi  contro il dilagare del protestantesimo.

   I religiosi  ed  i  laici  associati  permettono  alla  Chiesa di  essere  presente  in molti

   ambienti costituendo in questi un vero e proprio tessuto connettivo di fronte al quale

   il  protestantesimo  non  ha possibilità  di  attecchire.

   Infatti in tutti i territori dove le Confraternite sono ben radicate l’avanzata protestante

   è  perdente.

   Nel  1587   l’ Arcivescovo  di  Genova  Antonio  Sauli   regolamenta  gli  Statuti  delle

   Confraternite della Diocesi,   sulla falsa riga della  Regola compilata nel 1573 da San

   Carlo Borromeo  per  le  Confraternite  Milanesi.   

   In seguito  al  proliferare  di  scontri  tra  potere  ecclesiastico  e  potere  civile viene

   istituita  nel  1593  la  Giunta   Ecclesiastica,    dal  1638  in  poi  denominata  Giunta

   Giurisdizionale,   a  tutela  dei  diritti  della  Repubblica.

   Non  si conosce  in  quale anno  ed  il motivo che induce i  Confratelli di  San Rocco

   negli  anni  successivi  a  lasciare  la  propria  sede  per  immigrare nell’ Oratorio  di

   San  Celso  di  Sturla.

   Del  1594  è un manoscritto che i Superiori della  Confraternita di San Rocco inviano

   all' Arcivescovo  esprimendo il desiderio di lasciare l' Oratorio di  Sturla,   dove per

   anni sono stati  ospitati  e  di  ricostruire  in  Vernazza  un  nuovo  oratorio.

   Questo dovrà rinascere sulle  rovine  di  quello  costruito  nel  1468  che aveva visto 

   nascere  la  Confraternita.

   Il  7 Settembre 1594,  si sancisce con atto notarile la separazione della Confraternita

   di San Rocco da quella di San Celso di Sturla.

   Si stabilisce anche che nell'Oratorio dove i confratelli di San Rocco  si trasferiranno

   risiederà  un  Cappellano,   con  il  compito di celebrare  le  S. Messe  ed avrà anche

   l' incarico di fare scuola ai ragazzi della zona.

   Del  1604   è  la  costituzione   “ Quaecumque ”   di  Papa  Clemente  VIII,   dove  sono

   riprese  le  linee  di  comportamento  tradizionali  della  Chiesa  nei  confronti  delle  

   Associazioni laiche  ma  in  una  nuova visione organica:    infatti  sono definite con    

   chiarezza  le modalità di erezione legittima delle Confraternite,   di diritti e doveri di  

   controllo  e di disciplina  da parte  di  Vescovi  e  Superiori  di  ordini  religiosi.

   Le Confraternite,  divenute  meno  indipendenti  per  volere del  Concilio di Trento e

   maggiormente annesse alla Chiesa , contribuiscono  ad accrescere l’espansionismo

   ecclesiastico che spesso si scontra con gli interessi dello Stato;    il  governo  della 

   Repubblica  di  Genova  si  rende  ben  conto che moltissime  sono  le  Confraternite

   sul suo territorio,  e che ciò costituisce un notevole aumento di potere per la Chiesa

   locale;    perciò,  cercando di indebolirla,  emette nel 1605  una grida  nella quale  si 

   legge:    “ Cassate  e  abolite tutte  le  Compagnie  di  Processioni  e  di Santi,  le Confraternite  di 

    persone  laiche,   eccettuati   li   venti  Oratorii  dei  Disciplinandi  posti  entro  le  mura                   

   Una  violentissima  reazione  della  Curia  locale,   patrocinata  da  quella  romana,

   provoca  la  cancellazione  della  grida,    a  soli  due  mesi  dalla sua  emissione.

   Il  23 Gennaio 1606  i Confratelli di S. Rocco di Vernazza ottengono dall’Arcivescovo

   Orazio  Spinola  la  facoltà  di  far  celebrare  la  Santa Messa  nell' Oratorio  tutte  le

   domeniche,  salvi però sempre i diritti della parrocchia di appartenenza  San Martino

   d' Albaro.

   Nel 1638  Arcivescovo il Cardinale Stefano Durazzo,   sono  documentate  situazioni

   di Parrochie e Confraternite l'Oratorio di San Rocco viene citato come:  

   Orat Confratrum  S.  Rochi  Vernatia ” .

   Nel  1644   la  vita   dell'  Oratorio  si  intensifica   sempre  più  ed  il  2  Aprile  a  lato

   dell' Oratorio  i  Confratelli  di  S. Rocco  innalzano  un  piccolo  campanile.

   Il 10 Luglio 1645  nell'Oratorio di  S. Rocco viene costituita la Compagnia  detta  dei

   Settantadue  Discepoli.

   Le Sante Messe si celebrano già  “ Ad  libitum”,   si ascoltano anche le confessioni e

   per questo si stabilisce di compensare  l' Arciprete  di  San  Martino  d' Albaro  con

   un  canone  annuo  di  lire dieci.

   Nel 1652,   ancora  Cardinale  Stefano  Durazzo,   sono  documentate  nuovamente 

   situazioni di  Parrocchie  e  Confraternite, l'Oratorio di S. Rocco viene citato come:

   “  Oratorio  de  disciplinanti  di  San  Rocco  di Vernazza  in  quale  si celebra  ”.

   Nel  1654  Papa Urbano VIII,   concede indulgenze  a  chi si confessa,   comunica  e  

   visita l' Oratorio di San Rocco di Vernazza nei giorni di Natale,   del Corpus Domini,  

   la prima domenica di Quaresima,   il  giorno  di  San  Rocco e  di  San Sebastiano.

   Nel  1660  Papa Alessandro VII,   concede nuove indulgenze legate allo Oratorio di

   S. Rocco di Vernazza per l'esaltazione della Santa  Croce,   il 10 Febbraio  del 1662  

   concede  il  permesso             “  Che  un  sacrificio  nel  giorno  dei  morti  et ottava  et  lunedì  

   levi  dal  Purgatorio   l'anima  del  Confratello   e  della Consorella,   per  cui  sarà  applicato  allo 

   altare del  SS. mo   Crocifisso ”.

   La  stessa  facoltà,   per  la  durata  di  sette anni  è ripetuta il 6 Marzo del 1671 da

   Papa  Clemente  X.

   Nel 1669 nell'Oratorio di San Rocco è istituita anche la Compagnia del Santissimo

   Crocifisso convivendo  sotto  lo  stesso  tetto  da  allora  tre Compagnie l’Oratorio

   di San Rocco  diviene  Casaccia.                             

   Infatti  già  da fine 500,   per  tutto il 600  e  parte del 700  si diffonde  a  Genova  il

   “ Far Casaccia ”   cioè  accomunare  il  casato:      la  Casaccia  è  un  aggregato  di

   più Confraternite caratterizzato da una sede comune,  da un unico santo protettore

   e da un  medesimo  iter  processionale.  

   Le  Casaccie  genovesi  e  liguri nei secoli  XVII  –  XVIII  raggiungono  il  massimo

   splendore e assumono anche una importanza politica nella vita cittadina:   questo

   farà  nascere l’esigenza  di  un  “ decoro ”  esteriore  che trasformi  l’Oratorio,   da

   semplice spazio di riunione e di incontro,   in ambiente di rappresentanza così che

   i Confratelli  incaricano vari pittori di decorare le proprie sedi con affreschi  e  tele, 

   commissionano  anche ad  abili  scultori  in  legno  preziose  casse  processionali

   e sempre più grandi crocifissi,   argenterie  e  vesti  ricamate.

   Grande sontuosità,   sfarzo e spettacolarità caratterizzano le processioni cittadine

   sul finire del ‘600  per raggiungere il massimo  nel ‘700,   quando  si  attribuisce  a

   questa  occasione  il momento di maggior prestigio  per la Confraternita,   per cui

   per poter esibire,   grandi Crocifissi impreziositi  con Canti d’argento,   artistiche

   casse  ed argenterie  processionali,   preziosi  tabarrini  ricamati  a  telaio  con  fili

   d’ oro   e   pastorali  in  argento  raffiguranti   i   Santi  patroni,    molto  spesso  i     

   Confratelli  devono  ricorrere  a  gravosi  prestiti.

   Le  Processioni,   purtroppo molto spesso divengono espressione di conflittualità

   fra le Confraternite:   infatti cronache del ‘700 testimoniano che a Genova e Savona,

   ed  anche  in  grossi  borghi  come  Voltaggio  e   Gavi Ligure,    le  dispute  sulle  

   precedenze nelle Processioni,  le gare per il fasto dei ricchi costumi,  le dimensioni

   dei  Crocifissi  sempre  più  grandiosi  ed  elaborati  fanno  nascere campanilismi  e

   rivalità devozionali;       tanto che  la   Repubblica di Genova  istituisce  un’apposita  

   magistratura,   chiamata  i  Sindaci  delle  Casaccie.

   Il  compito di questi  è di regolamentare  e  controllare  le  processioni  e di  punire

   le Confraternite  inadempienti;     cercando  presso  l’ archivio  Storico  di  Stato  di

   Genova  documenti  inerenti  la  Confraternita  San Rocco di Vernazza,   ho  potuto 

   vedere  una  imponente  documentazione  di  manoscritti  sull’attività  dei  Sindaci 

   delle  Casaccie,   elaborazioni  degli  itinerari  processionali,   ammonimenti  alle

   singole Casaccie per il loro comportamento turbolento,   autorizzazioni ad aprire di

   notte i portali della città per consentire  agli abitanti fuori le mura  di tornare a casa

   alla fine delle processioni serali  cittadine,   e la simpatica  e  singolare  proibizione

   di  far entrare in Cattedrale i cavalli che avevano preso parte alla processione .         

   Nel  1680  i  Capitoli dello Statuto  sono  modificati  per  essere  adattati  alle nuove 

   condizioni  di  una  grande  attività  sviluppatasi  sotto  il  piccolo  campanile  della  

   Casaccia di San  Rocco di  Vernazza.

   Negli anni a seguire non mancano le guerriglie:    infatti  l' Arciprete di San Martino 

   d' Albaro Gerolamo Molinari a colloquio con l' Arcivescovo Vincenzo Maria Gentile

   lamenta  che  nell’Oratorio  di  San  Rocco  si celebrano molte Messe e soprattutto

   prima che siano celebrate in Parrocchia.

   Il 27 Luglio 1687 l'Arcivescovo decide di far visita all’Oratorio cercando di mediare,

   ma  il  suo  intento  non  sarà  pienamente  appagato.                                                        

   Nel 1691 il 19 Ottobre  l'Arcivescovo  per il bene della pace emana un decreto dove 

   stabilisce che il Cappellano della Casaccia di San  Rocco  celebri  nella  Parrocchia

   di S. Martino d’Albaro  le feste di  Pasqua,  Natale,  S. Martino,  S. Rosario,  Carmine,  

   Annunziata,  San  Benedetto,  San Antonio  Abate,  San Antonio di Padova,   Ottava

   del Corpus Domini  e concede che nell'Oratorio di S. Rocco si celebri una  S. Messa

   quotidiana e nelle ricorrenze elencate sul decreto,   le funzioni  si  devono  svolgere

   però  a  celebrazione avvenuta in San Martino di Albaro. 

   Nel  1693  i Confratelli  di San  Rocco di Vernazza  alzano   ulteriormente  il  piccolo

   campanile costruito  49 anni  prima   e  già da allora in difetto con gli usi e  le  leggi

   del  tempo,   però  tollerato  per  tanti anni.

   Nel  1696  vengono redatti gli Statuti dell'Oratorio e l’Arcivescovo Giovanni Battista

   Spinola il 20/1/1696 dichiara la chiesina di San Rocco di Vernazza Oratorio pubblico.

   Dieci giorni dopo,   questo viene aggregato  all'ordine  dei  Trinitari con la facoltà di

   benedire  gli  Scapolari.

   Il campanile,   innalzato illegalmente sull'Oratorio e senza il consenso della  Parroc-

   chia  d'appartenenza  San Martino d'Albaro,  ora   troppo visibile,  diviene segno  di 

   invidie e per questo si istruisce  un processo a carico dei  Superiori della Casaccia

   di  San  Rocco  di  Vernazza.

   Nel  1698  nell'Oratorio viene  eretta  anche  la  Compagnia  della  Morte  aggregata

   a quella di Roma nata nella Parrocchia di Santa Caterina.                                                  

   Nel  1700 - 1701 - 1702   seguono  liti  a  causa  del  campanile.

   Vi sono  in  quel  tempo  diverse  incomprensioni  tra piccole e grandi chiese nella   

   Repubblica  di  Genova  per  cui  il  potere  laicale  più  volte  interviene  con  una

   Giunta  Giurisdizionale”  alle dirette dipendenze del  Serenissimo  Senato.

   Anche  per  i  Confratelli  di  San Rocco di Vernazza interviene,   dando  ordine  al  

   Capitano di Bisagno,  che ha sede a San Martino d’Albaro,  di imporre una pesante  

   punizione:       la  demolizione del campanile  giudicato  dal Senato  “ opera  ardita ,

   pena  una  forte sanzione  e  l'arresto  dei  Superiori  se  l'ordine non sarà eseguito 

   prontamente.

   Nel 1703 i Confratelli di S.Rocco se pur profondamente dispiaciuti dall'abbattimento

   del loro campanile  non  si perdono d' animo e,   quasi a voler compensare l'opera

   perduta,   commissionano  al  noto scultore  in  legno  Anton  Maria  Maragliano una 

   cassa  processionale,   raffigurante  San Rocco  che  prega  il  Redentore.   

   Nel 1719  il  23 Aprile  come  risulta  nel  documento  del   notaio  Nicolò Maria Isola

   si scrivono i nuovi Capitoli della Confraternita,   la cui stesura il  Senato  di  Genova

   aveva già autorizzato sul finire del Dicembre 1718.

   Il documento notarile contiene il testo dei primi sei Capitoli ed i nomi di cinquantatre

   Confratelli  che  costituiscono  più  di due terzi  della intera Confraternita.

   Nel 1736  “ L'oratorium  S.ti  Rochi   sito   in  loco   supra   Vernatia compare nel censimento 

   voluto  dal  Cardinale  De  Franchi.                                               

   Qualche anno dopo lo stesso Cardinale,   in una Sua visita  all’Oratorio  fa stilare un

   manoscritto,   il cui contenuto riporta notizie più dettagliate.

   La  Confraternita  è  definita:         Oratorio  pubblico  sotto  il  titolo  di  S. Rocco  sito  in  loco

    vocatur  Sturla ”. 

   Nell’Oratorio risulta  fare  bella  mostra  “  Altare maggiore con tabernacolo in marmo e chiuso

    con chiave in ferro ” ;      ed in sacrestia,  posta  “  A cornu evangelii  ” ,  è conservato tutto

   l’ occorrente  per  la  Santa Messa.

   Nel 1746  l’esercito austriaco in marcia contro la Francia entra a Genova e la occupa,

   devastazioni  e  saccheggi non mancano  anche per alcuni  Oratori.

   La base popolare delle  Casaccie  cittadine,   in  particolare  da  Pre  a  Portoria,  mal

   sopporta la prepotenza ed il saccheggio degli Austriaci e in un freddo pomeriggio di

   Dicembre  dello stesso anno  partecipano attivamente alla rivolta contro gli invasori.

   La scintilla della rivolta popolare,   che la tradizione fa partire da G. Battista  Perasso  

   soprannominato  “Balilla”,   costringe  gli Austriaci  a  lasciare Genova dopo  cinque  

   giorni  di  combattimento .

   Nel  1767  il 10 Giugno  il  Vicario  Capitolare  Giovanni Bernardo  Taccone,  che  era 

   anche  Prevosto  della  chiesa  di  San  Lorenzo,    approva  i  nuovi  Capitoli  della 

   Confraternita di San Rocco di Vernazza.

   Nel  1770  il 31 Luglio  viene approvato il riconoscimento  del  Civile,   concesso dal

   Governatore di Bisagno Gio Bernardo Pallavicino come risulta dal documento scritto

   dal cancelliere Geronimo Fossa.

   L’ avanzare delle truppe di  Napoleone nella sua prima campagna d’Italia,   provoca

   nel  1797  nella nostra città la caduta del  governo  oligarchico ed aristocratico della

   Serenissima  Repubblica  di  Genova,   che  perde  così  la  sua  storica   e  gloriosa  

   autonomia   sostituita   dalla   democratica   Repubblica   Ligure.   

   Il  suo  direttorio  legislativo  nel   1798   sancisce  la  secolarizzazione  degli  ordini 

   religiosi,   con la conseguente confisca dei beni di proprietà di chiese  e  conventi.

   Anche gli Oratori come tutte le istituzioni di carattere religioso,  subiscono confische

   e  sono  sottoposte  ad  uno  stretto  controllo  da  parte  dell’ autorità  civile;    non 

   è  sufficiente  l’ affannarsi  di  alcuni  Superiori  di  Confraternite  che  cercano  di 

   dimostrare  che  gran  parte  degli argenti,   degli ori  ed  opere d’arte  non  sono  di 

   proprietà degli Oratori,   ma  a  questi  dati  in pegno  e  che  i  veri proprietari  sono 

   gli orefici  o  gli scultori  che  ancora  non  sono  stati  pagati.  

   Purtroppo  moltissime opere preziose  sono requisite ed alcune di queste poi cedute

   con  una  lotteria  pubblica  presso  il  Banco di  San Giorgio  e  molto argento ed oro

   viene  fuso  ( soltanto  ad  una   tra   le  più  antiche   Casaccie  di  Genova  vengono  

   requisite  158  libbre di argento finemente lavorato ).

   La Repubblica Ligure,  il 6 Febbraio 1799,  stabilisce che qualsiasi decisione relativa

   alla  vendita  o  ipoteca  delle  proprietà  di  Oratori  e  Confraternite  possa  avvenire

   solamente  con  l’ assenso  del  Governo.                               

   Nel  1802  la  Repubblica Ligure  viene  annessa alla  Francia  e  la pressione statale

   sulle  Confraternite si fa schiacciante:  si obbligano  i Priori  a presentare inventari e

   bilanci ed inizia un intensivo rilevamento di tutto il territorio ligure comprendente un

   censimento degli iscritti  ed i dati essenziali sulle attività svolte delle  Confraternite;  

   questo ancora oggi è tra i documenti più completi sulle Confraternite della Liguria.

   Lo  scopo  di  questo  rilevamento   è   di  stabilire   un   controllo   capillare   su   un

   associazionismo  popolare  denso  di  pericolosi  fermenti  sociali  e  di  potenzialità

   contestative  nei  confronti  del nuovo  ordine costituito.

   L’  atteggiamento   inquisitorio   e   repressivo   del   Governo   Francese   verso   le

   Confraternite segue una rapida “escalation”,   fino alla soluzione finale del  9/2/1811

   presa dal  Prefetto Francese  e  pubblicata integralmente il 6 Marzo sulla  “ Gazzetta

   di  Genova ” ,  dove  si  può  leggere  che  l’autorità  civile  cede  alla  Chiesa  i  beni

   degli  Oratori.

   Questa mossa vuole anche sopprimere la consolidata autonomia delle Confraternite,

   in  cambio   la  Curia  deve  assicurare  al   Governo  la  sua  fedeltà  ed  un  controllo

   completo della popolazione.

   Il  potere ecclesiastico  accetta facendo il gioco del Governo che furbescamente usa

   per il proprio interesse una vecchia ruggine formatasi  tra  una parte della  gerarchia 

   Ecclesiastica  ed  i laici associati.   

   Le  leggi  napoleoniche  consentono  così  una  abilissima  operazione,  decretano la

   fine della religiosità  popolare  più viva  e  della  partecipazione  laica  alla  vita  delle

   Parrocchie,   per cui viene sottratta alla  Chiesa  una  forza  di  manovra antifrancese

   facilmente fanatizzabile  allontanando così il pericolo di fermenti e  tumulti  popolari.

   L’Oratorio di  S. Rocco di Vernazza rimane chiuso per pochissimo tempo,   in quanto

   per  la  sua  riapertura  molto  si  prodiga  don  Gambone  Arciprete  di  San  Martino

   d’ Albaro  presso  la  Curia  di  Genova,  ottenendo  così  il  permesso  di  riapertura 

   addirittura nel 1812, quando i Francesi ancora controllano la città.

   Nell’ Aprile  del  1814  i  Francesi  lasciano  Genova,   ed  il  12  Novembre  la  antica

   Repubblica  viene  annessa  dal  Congresso  di  Vienna  al  Piemonte.   

   La  ricostituzione  delle  Confraternite  è  una  delle prime  richieste  della devozione

   popolare,   infatti  la  Curia  Arcivescovile  nel Giugno  dello  stesso  anno pubblica i  

   “ Regolamenti ”   per  la riapertura degli Oratori,   imponendo  però  ferrei  limiti  con  

   l’intento di riuscire a contenere la tradizionale autonomia:    vengono drasticamente 

   ridotte le S. Messe e le  funzioni,  inoltre le amministrazioni delle Confraternite sono

   sottoposte al controllo diretto della Curia  e del Parroco,   pena l’immediata chiusura

   degli Oratori nei quali queste disposizioni non vengano osservate.

   Nelle  periferie  il  controllo   governativo  ed  ecclesiastico  è  più  allentato:    qui le 

   Confraternite  risorgono più numerose e forti inaugurando nuove argenterie,   nuove

   vesti  e  riprendono  le  Processioni.  

   Nel  centro  di  Genova  molti  Oratori  delle  antiche  “ Casaccie ” non riaprono più i

   battenti:   infatti in questo periodo il centro storico genovese è in una fase di grande

   ristrutturazione e manutenzione,   per cui alcuni antichi  Oratori  sono rasi al suolo e

   definitivamente chiusi al culto ed i loro beni spesso sono acquistati da Confraternite

   della  periferia  cittadina.

   Nel  1814  il 5 Agosto,   ormai superato il periodo napoleonico,   con  decreto  della

   Ecc.ma  Corte  degli Affari Ecclesiastici  la  Casaccia di  San Rocco di Vernazza  che

   prima del periodo napoleonico accoglie quattro Compagnie,   viene riorganizzata  e  

   si scrivono i nuovi  Capitoli dello Statuto approvati successivamente dall' Ordinario 

   Diocesano  nel  1819.

   Nel  1816  il  6 settembre,    i  Confratelli di San Rocco di Vernazza  si aggregano alla 

   Arciconfraternita  Morte  e  Orazione  di  Santa  Sabina  in  Genova  in  aggiunta  alla 

   preesistente  unione  del  1698  con  la  Compagnia  della  Morte  di  Roma.

   L'aggregazione con l'Oratorio di Santa Sabina permette alla Confraternita di S.Rocco

   di  Vernazza  di  poter godere  e  partecipare a tutte le indulgenze,   ai privilegi  ed ai

   doveri  propri dell' Arciconfraternita  di Santa  Sabina.

   Nell' Aprile del  1819  l’Ordinario diocesano  approva  i  Capitoli  dell'Oratorio  di San

   Rocco di Vernazza  ( già scritti nell’ Agosto 1814 )  e viene fatta  richiesta  al  Vicario

   Generale di erigere canonicamente la Confraternita con tutti i privilegi e prerogative

   spettanti  dall' aggregazione all’ Arciconfraternita  della  Morte e Orazione.

   Viene così acquisito anche il titolo di  Arciconfraternita ed i Confratelli si assumono

   l' impegno del Suffragio ai defunti,   delle esequie ed il trasporto di questi a spalla. 

   Da questa data cambia il  Titolo della Confraternita di S. Rocco di Vernazza,   che  da

   Casaccia  che  accoglie  nello  stesso  Oratorio  più Compagnie unificandosi assume

   il nuovo Titolo di:

   Arciconfraternita  San  Rocco  di  Vernazza  Morte  e  Orazione.

   Il 29 Aprile 1819  il Vicario Generale Giuseppe Giustiniani convalida l’esistenza dello

   Oratorio di S. Rocco di Vernazza  autorizzando la sua erezione Canonica ed il giorno

    8 Maggio 1819  il nuovo  Vicario Generale Lorenzo Biale consegna ai Superiori della

   Arciconfraternita le concessioni e le clausole liturgiche.

   Dal  1875 al 1877  i Confratelli  di San Rocco di Vernazza,   abbelliscono  con  pitture 

   l'Oratorio  e  innalzano  nuovamente  il  campanile,   più  alto  e  più  bello  di  quello 

   fatto  abbattere  nel  1700.                                                      

   Questi  miglioramenti sono il frutto di grandi sacrifici economici  ed  anche fisici da

   parte  dei Confratelli che però  si dichiarano enormemente  appagati  dal piacere  di 

   poter  vedere  il proprio  Oratorio  più prestigioso,   più  accogliente  e  bello.

   Nel 1888  i membri della Consulta dell’Arciconfraternita  S. Rocco di Vernazza Morte 

   e  Orazione  inviano  una lettera  all'Arcivescovo  per  comunicare  la  riunione della 

   Generale  con  il  fine  di  eleggere  la  nuova  Consulta.

   Nel Luglio 1890  la legge 6972,  detta  “ Legge  Crispi ” ,   trasforma  le Confraternite

   di  culto  in enti  di  beneficenza  obbligandole  al  mantenimento  degli  indigenti   e

   vengono  anche  confiscati  i  beni  produttivi  di  reddito.

   Il ruolo di centro devozionale  che l'Oratorio di San Rocco di Vernazza ha assunto  e 

   che  negli  anni  a  seguire  assumerà sempre più,   le numerose abitazioni che poco

   a poco sono sorte attorno a questo,   lo vedono quasi come Chiesa succursale della 

   Parrocchia  di  San  Martino d’ Albaro.

   Nel  1895  i Confratelli aiutati dalla popolazione raccolgono sette pagine di firme dei

   capifamiglia,   per chiedere all’Arcivescovo  di  far  nascere  una  nuova  Parrocchia

   dall' antico  Oratorio.

   Nel Marzo del 1897con una lettera firmata insieme alla Consulta,  il Priore comunica

   all'Arcivescovo che,  interpellati i confratelli alla unanimità,  si dichiarano favorevoli

   alla  nuova  Parrocchia  e  si  raccomandano  all' Eccellenza  Reverendissima  di 

   appagare il  loro  desiderio  al  più  presto.                 

   Nel  1897  in Luglio  con  decreto  dell' Arcivescovo  Monsignore Tommaso Reggio, 

   viene smembrata  una  parte  della Parrocchia  di San Martino d’Albaro,   il  decreto 

   circoscrive  i  confini  all'interno  dei quali  far nascere la nuova Parrocchia.

   L' Arciconfraternita   San Rocco di Vernazza   Morte  e  Orazione,   cede  dunque  il 

   proprio Oratorio  a  favore della nuova Parrocchia  e  trasferisce la sua segreteria in

   un piccolo locale  adiacente.  

   In  via provvisoria  la  reggenza della neo - Parrocchia  viene  affidata  al  sacerdote

   Giovanni  Lagomarsino.                                                                                                  

   Nella  Cappella,   già  sede  della  Confraternita,   rimangono  gli  arredi  ed  in  bella 

   esposizione  il prezioso frutto di grandi sacrifici  da parte dei Confratelli:    la cassa

   processionale  raffigurante  San Rocco in preghiera davanti a Gesù Redentore.

   Nel1898 viene nominato il primo Parroco,  il sacerdote Pio Cotella da Campomorone.

   Sua Eccellenza Mons. Tommaso Reggio,   visto l'amore  che  i  Confratelli ed i nuovi

   parrocchiani  dimostrano  per  la loro  Chiesa  ed i non  pochi  sacrifici affrontati dal

   Parroco,   erige  nel  1899  la nuova  Parrocchia  in  Prevostura.

   Con  l'aiuto  anche  di  alcuni  Confratelli,   nei primi anni del  1900 l'antico  Oratorio,

   divenuto  Prevostura  di  San Rocco  di  Vernazza,   è migliorato  e  trasformato,   si

   costruisce  un bel Battistero,   un  nuovo coro,   la  sacrestia  ed  anche  una  nuova

   abitazione  per  il  sacerdote.

   Sul campanile eretto dai Confratelli vi è una sola campana,   questa viene sostituita

   con l'installazione di un nuovo concerto di quattro campane della fonderia Mazzola 

   di  Valduggia  in  Novara.  

   Degli  anni  a seguire  non si hanno particolari notizie  della  Confraternita:     infatti 

   lo  scoppio  della  prima  guerra  mondiale  depaupera  la  Parrocchia  ed  anche  la

   Confraternita  delle  sue  braccia  migliori.

   Nel  1923  vengono iniziati i lavori di demolizione  per la ricostruzione di una nuova

   chiesa,   l'antico Oratorio ha le travi ormai indebolite dai tarli  e  dal tempo  e da più

   punti  del  tetto  penetra  la  pioggia.                           

   Lo stesso anno  si inaugura  la nuova Chiesa  più ampia  e bella  di stile lombardo -

   gotico;     dell'antico  oratorio  rimane  oggi  solo  un  muro,   quello  laterale  su  via

   Del Sole.

   Nel 1927 per il sesto centenario della morte di San Rocco,   i  Confratelli fanno dono

   alla Parrocchia del Crocifisso che oggi si  può vedere entrando in chiesa  posto alla

   prima  colonna.

   Inoltre    viene   inaugurato   il   Crocifisso   processionale   definito    “Il Moro”   il 

   più  grande   e   pesante   di  quelli   di   proprietà   dell'  Arciconfraternita

   (misure con i canti altezza cm. 460 - larghezza cm. 390).

   Il  Concordato  tra  Stato  e  Chiesa  del  1929  modifica  la  precedente  legislazione

   ( Legge  Crispi )   disponendo   che   le   Confraternite   aventi   scopo   esclusivo   e   

   permanente di culto non siano più soggette ad ulteriori trasformazioni del fine e che 

   dipendano dall’autorità ecclesiastica per il loro funzionamento e l’amministrazione.

   Nel 1930 i confratelli comprano una stupenda immagine in legno scolpita nel Tirolo,

   raffigurante  Gesù  crocefisso,   conosciuta  in  Oratorio  come  "Il Bianco";     questa 

   viene posta  su di una  croce già  di proprietà  dell' Oratorio.

   Negli anni a seguire il numero dei confratelli si riduce,   ma la Confraternita  rimane

   sempre in attività,   partecipa alla vita parrocchiale,   alle processioni per la festa di

   S. Rocco,   per la Madonna del Rosario ed ai riti per i defunti :   novena ed ottavario.

   Nel 1939   l'Arciconfraternita San Rocco di Vernazza  Morte e Orazione,   presenta a

   Sua  Eminenza  Rev.ma  Cardinale  Pietro Boetto  Arcivescovo  di  Genova  i  nuovi

   Capitoli   del   Regolamento,     il  14  Gennaio  1939    l' Arcivescovo   li   approva 

   apponendovi  la  sua  ratifica.

   Nel 1940  la seconda guerra mondiale svuota la  Confraternita che sospende le sue

   attività,  per fortuna restano due Confratelli,  che decidono di dormire in Parrocchia,

   pronti  ad  intervenire  per  proteggere  la  Chiesa.

   Infatti  una notte alcuni  spezzoni  di  bomba  incendiaria,   forano il tetto  e  cadono

   su alcune sedie in legno e paglia accatastate,  si sprigiona un incendio che,  se non

   spento  prontamente  dai  due  Confratelli,   si  sarebbe  certamente  propagato  alla

   vicina cassa processionale del Maragliano ed alla Chiesa:    Cappella ed Arca di San

   Rocco  furono  così  salve.

   Nel 1946  termina la  guerra,   la Confraternita  riprende l' attività spinta da un nuovo

   Priore,   che organizza un gruppo di giovani  e  fa nascere anche una cantoria.

   Negli  anni  tra il  1950 ed il 1980   i  Confratelli  partecipano alla vita  parrocchiale  e

   presenziano  con   alcuni  Crocifissi  a  dodici  raduni  nazionali:

   Lucca, Torino,  Pavia,  Sottoilmonte,  Pisa, Como, Stresa, Firenze, Bologna, Vercelli,

   Acqui Terme   e   Pontremoli.

   Nel   1993   per  disposizione  del  Ministero  dei  Beni  Culturali  e  Ambientali  della

   Repubblica Italiana viene inviata una commissione per  quantificare  e  catalogare i

   beni  artistici  della  Confraternita.

   Per ogni bene vengono compilate delle schede con relative fotografie e descrizioni

   che  identificano  le  antiche  opere  d'arte:      alla  fine  di  questo  prezioso  lavoro

   viene   rilasciata   una   sorta   di   carta   d'identità   per   ogni  bene  di  importanza

   artistica   della   Confraternita.

   Nel  1995  per il settimo centenario della nascita di San Rocco,   nella Parrocchia in

   Vernazza  avviene un evento storico,  la venuta delle Reliquie del Santo,  e  per una

   settimana  vi  rimangono  esposte  alla  devozione  dei  fedeli.

   Da oltre cinque secoli  il corpo  del Santo  viene gelosamente custodito  a  Venezia 

   dall' Arciconfraternita  della  Scuola  Grande  di  San Rocco e da allora non era mai

   uscito dalla Sua  Chiesa.

   Per  l'occasione il Mons.  Arcivescovo di Genova  Dionigi Tettamanzi   presenta  un

   volumetto  che  aiuta  una  degna  e  feconda celebrazione del settimo centenario.

   Alla  presenza  dell' Arcivescovo   e   di una  folla immensa,   la  Parrocchia  con  la

   collaborazione dei Confratelli di San Rocco di Vernazza,   del Priorato  e  numerose

   altre  Confraternite,   organizza una lunga  ed  ordinata  processione  che  si  snoda 

   per  le vie Parrocchiali,   l'Arca di cristallo  che contiene il Corpo del Santo  è  posta

   su  di  un  carro   trainato  da  cavalli   con  le   caratteristiche   e   ricche   bardature 

   processionali.

   Nel  1997   il  23 Novembre  la Confraternita  si arricchisce  con l'ingresso  di  undici 

   nuove   leve  che  si  affiancano  ai   Confratelli  anziani   dando   loro   sollievo   ed 

   operatività.

   Nel 1998  i Confratelli di S. Rocco di Vernazza commissionano un nuovo Gonfalone,

   poiché quello antico  e  storico presenta  alcune lacerazioni nel  tessuto ponendolo

   a seri rischi di strappi se portato ancora nelle Processioni.

   Il nuovo Gonfalone viene realizzato  in  velluto  rosso  carminio,   con scritte dorate

   e con un medaglione centrale in raso di seta dipinto raffigurante S. Rocco,  ispirato

   alla  statua  lignea  del  Maragliano  custodita  in  Parrocchia.

   Dal  20 Giugno 2007   la  Confraternita  San  Rocco  di  Vernazza  Morte  e  Orazione

   dopo tanti anni è giuridicamente ed ecclesiasticamente nuovamente riconosciuta e

   sottoposta  alle  normative  del  Diritto Canonico  ed  alle  leggi  dello Stato  Italiano

   in  quanto  applicabili  agli  Enti  Ecclesiastici.

   Queste   associazioni   pubbliche  di  fedeli  laici  rivestono  un  ruolo  con  compiti

   speciali al servizio della missione  e  del fine della Chiesa  inserendosi nella nuova

   visione  del  laico,   il  quale  non  è  più  considerato  alla  stregua  di  un  soggetto  

   passivo  in  contrapposizione  al  clero,   ma  partecipa  alla vita attiva della Chiesa

   con  compito  di  diffondere  la  dottrina  cristiana  in  Suo  nome e di incrementare

   il  culto  pubblico.

   Il   Priorato   per   le   Confraternite   genovesi   coordina   le   Confraternite   della

   Arcidiocesi,   erede  nei  tempi  nuovi  del  prestigio  della   Casaccia.

   

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